La cucina nel sangue
Parte 1 — Prima di tutto, mio padre
Quando oggi mi chiedono come sia entrata nel mondo della cucina, mi rendo conto che non esiste un momento preciso.
La cucina ha sempre fatto parte della mia vita, molto prima che diventasse la mia professione.
Il mio primo contatto con la ristorazione risale a quando ero molto piccola.

Mio padre era giovanissimo, credo non avesse ancora trent'anni, quando decise di aprire un ristorante tutto suo a Chamois, un piccolo paese di montagna in Valle d'Aosta.
Il ristorante si trovava nella parte alta, raggiungibile con funivia e seggiovia.
Suo fratello maggiore, mio zio, aveva già un altro ristorante. La ristorazione era quindi un mondo che faceva già parte della nostra famiglia.
Purtroppo, poco dopo l'apertura, mio padre ebbe un grave incidente sugli sci. Si ruppe entrambe le gambe e fu costretto ad abbandonare quel progetto, mentre mio zio continuò la propria attività per molti anni.
Fu il mio primo incontro con un mondo che avrei imparato a conoscere sempre meglio: quello della cucina professionale, del servizio, dei tempi e del lavoro che si nasconde dietro un ristorante.
La cucina di casa nostra, invece, era fatta di semplicità, attenzione e rispetto.
Eravamo una famiglia in cui lavorava soltanto mio padre, e la gestione della casa richiedeva scelte attente, anche a tavola.
Ricordo mia madre che preparava uova con piselli, le fettine sottili di coscia impanata e la spalla, che si preferiva al prosciutto perché più economica.
Erano i piatti della nostra quotidianità, una cucina senza eccessi, dove ogni ingrediente aveva il proprio valore.
Il pane era sempre presente sulla tavola. Non si buttava e non si sprecava. Faceva parte della nostra educazione prima ancora che della nostra alimentazione.
Ma c'era anche un'altra cosa.
Quando uscivamo a mangiare fuori, mio padre ci portava nelle migliori pizzerie di Torino che conosceva.
Andare a mangiare una pizza era un vero rito.
Ognuno aveva la propria pizza, anche noi bambini. Si mangiava con coltello e forchetta e i miei genitori ordinavano spesso anche un antipasto.
Uscire al ristorante era un'occasione alla quale mio padre dava grande valore.
Aveva un rispetto enorme per il cibo e per il lavoro di chi lo preparava.
Credo che sia proprio da qui che nasca una parte importante della mia idea di cucina: il rispetto.
Rispetto per gli ingredienti, per il lavoro, per quello che abbiamo nel piatto.
Allora non immaginavo ancora che un giorno avrei avuto un ristorante tutto mio.
Poi sarebbero arrivati gli alberghi di Bolzano, il libro di Artusi di mia madre, i viaggi e tante altre esperienze.
Ma questa è un'altra parte della storia.
Susanna Crepaldi
Continua...






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